lunedì 26 febbraio 2018

Giardinaggio e voglia di cose bucoliche

Tra un anno, o giù di lì, avremo un vero giardino da coltivare e curare. Per non farmi cogliere impreparata ho deciso di cominciare con qualche piccolo esercizio di floricultura d’appartamento. Ho preso una busta di terriccio e due confezioni di semi a caso.

Non che non ci avessi mai provato, sono dieci anni che sperimento con il giardinaggio cittadino. I miei approcci seguono una certa ciclicità, in parte causata dalle stagioni e in parte dalle immense e noiose rotture di palle che attraversano la mia vita e mi spingono a cercare relax e distrazione in altre forme di vita. Di cui poi di solito causo involontariamente la morte.

In primavera di solito tocca alle piante aromatiche.

Foto di rivista patinata. Interno giorno, luce naturale. Finestra aperta su campi di lavanda, enorme e lindo bancone di cucina su cui fanno mostra di sé una decina di vasetti di piante aromatiche, bambini felici che con un piccolo annaffiatoio bagnano il basilico e la mamma inginocchiata accanto a loro che sorride intenerita. Intenerita, con la messa in piega perfetta, la camicetta stirata e neanche un filo di pancia. Come non subirne il fascino?

Dopo otto ore di bestemmie trattenute al lavoro, eccomi al carrfür, dove il cartello “3 piante aromatiche 5 €” fa sbocciare nel mio cuore voglie di accudimento materno e campi di lavanda*. E anche quella storia della camicetta un po' mi intriga, ma dovrei evitare il reparto panetteria, meglio non pensarci e concentrarsi sull'annaffiatoio.

Arrivo a casa con un basilico, un rosmarino e un origano. O forse è un timo, ma non importa, quel che conta è che il mio giardino aromatico è appena stato fondato. Il mio quarto giardino aromatico, ma questa volta funzionerà. 

Il bancone della mia cucina, non esattamente enorme e neanche lindissimo, non permette alle piante di fare mostra di sé, a meno che io non le appoggi direttamente sui fornelli, che visto l'esito dei giardini aromatici precedenti, sarebbe una fine più rapida e pietosa. 
Le piantine finiscono a terra, dove fanno verdognola e odorosa mostra di sé.

“Mamma, possiamo annaffiarle?”. 

Mi si stringe il cuore e, sorridendo, con i capelli che assumono improvvisamente un aspetto umano, complice un colpo di vento che arriva dalla finestra spalancata (vicino alla quale si trova una mensola con un mazzo di lavanda finta ma ce la facciamo andare bene) sporgo una caraffa con acqua alle paffute manine che si estendono fiduciose e che, in pochi sconnessi istanti, causano un dilavare di liquido e pezzi di torba che si infilano nelle fughe delle piastrelle e sotto la porta del balcone che, immediatamente aperta per asciugare, crea un piacevole effetto arcobaleno senape, marrone e nero. Porca troia. Vabbè. Almeno ho i capelli a posto mentre lancio l'annaffiatoio dal balcone.

Le piantine aromatiche 3x5€ hanno quasi sempre una malattia mortale e, dopo la prima sfogliatura, periscono in un giallognolo tripudio foglie secche ma allo stesso tempo marce, dalle quali però si sprigionerà un ultimo battito di vita. 
Un nugolo di moschini, che regnerà sovrano per un paio di settimane tra il cestino delle mele e la dispensa delle farine.

Quando la primavera è nel suo pieno e rigoglioso splendore, ma non prima di aver debellato quei moschini di merda, ecco arrivare la voglia di decorare la casa con un po’ di gerbere**.

Le gerbere vengono vendute in vasetti, con un cespo di foglie e 3/4 margheritoni colorati, sono bellissime e durano anche 2/3 settimane. Poi, nel giro di una notte, infiappiscono. A quel punto o si compra un altro vasetto o niente. Non c’è possibilità di sopravvivenza o seconda fioritura, almeno in questa casa. 
Le ho concimate, potate, trapiantate, innaffiate un giorno sì e uno no, uno ogni quattro, tutti i giorni, ho pulito le foglie con la buccia di banana, ho tritato gusci d’uovo e fondi di caffè, gli ho sputato, insultato la nonna e fatto ascoltare Gerbera dei Mucc. Gnente.

I cactus. I cactus rappresentano la sicurezza, la fiducia, l’impossibilità del fallimento. Di solito li prendo al mercato di corso Racconigi, 3 per 3€. Si lavano facilmente e, quando si accumula la polvere, basta passarli sotto l’acqua anziché strofinarli con puzzolenti bucce di banana. Va bene anche il Vetril, tanto sono di plastica.

Ma adesso si fa sul serio. Ho la terra, i semi e il vaso (unico sopravvissuto ad un esperimento di qualche anno fa, quando avevo piantato dei bulbi da cui dovevano spuntare dei gladioli, ma sono uscite delle foglie tipo sanseviera che hanno raggiunto il metro e mezzo di altezza e poi sono seccate).

Che fiori ho scelto? Non lo so, dopo che li ho piantati ho buttato le buste e non ricordo i nomi.

Quelli che ho piantato da un lato sono arancioni (assomigliano alle carognette ma meno screziati di nero), sull'altro lato dovrebbero essere più piccoli, azzurri. 

Tempo di appoggiare a terra il vaso e collocarlo al meglio tra la porta e il muro, lo giro due volte di troppo e adesso che stanno spuntando sti cosi (vedi foto 1) non ricordo più che lato sia, se arancioni o azzurri.

Foto 1

Grandi sorprese cromatiche in arrivo in casa Grillo! 

Non potrà comunque andare peggio di quella volta che ho mandato a scuola una bimba carina e simpatica e mi è tornata a casa bianco-nera.


* ad una più attenta analisi, l’odore di lavanda era effettivo, in quanto l’ammorbidente si era rovesciato nel carrello

** sempre meglio di quando mi viene la voglia di decorare la casa cambiando il colore delle pareti

domenica 18 febbraio 2018

Il piccione

“Non dirmi che la luna splende, mostrami lo scintillio della luce su di un vetro rotto.”

Questo era, più o meno parafrasato, il consiglio di Chekov all’aspirante scrittore. 

Così ho preso un bicchiere e l’ho fracassato nel lavandino. Poi ho raccolto con molta cautela un paio dei pezzi più grossi e li ho appoggiati sul balcone, aspettando l’ispirazione. Al posto di quest’ultima, è arrivato un piccione. 
“Cazzo fai?” 
“Devo descrivere lo scintillio della luna…” 
“Va che siamo in novilunio.”
“Ma porca troia.”

Prima di andarsene, il piccione ha defecato sui vetri rotti.

E in men che non si dica, Annie Lennox ha intonato una versione a cappella di Walking on broken glass, anche se i vetri rotti delle finestre di casa Lennox per fortuna non erano stati insozzati da un piccione mentre lei ci camminava sopra, altrimenti il rischio infezione non avrebbe giustificato la necessità di scrivere una canzone sulla fine di un amore.

Ma non mi sono lasciata distrarre, ho raccolto con una busta i vetri cagati e li ho buttati e adesso me ne vado a dormire.


Quando il novilunio coincide con il pre-ciclo, la serata va conclusa immediatamente.


giovedì 15 febbraio 2018

Capitolo secondo

- Ciao, Portale di ricerca!
- Ciao nuovo utente, come posso esserti utile?
- Cerchiamo una casetta...
- Inserire i parametri per affinare la ricerca. Prezzo max? 
- (tic tic toc) (sto digitando) 70.000
- Superfice min.? 
- 120 
- Siete seri? 
- Tic toc... toc?
- Ho altri utenti da seguire, richiedete una consulenza specialistica.
- Agenzia immobiliare?
- Psicologo. Next!

Fu così che, per capire meglio le nostre possibilità, facemmo valutare il nostro Immobile di Proprietà (15 anni di mutuo ancora da pagare incluso), un piccolo appartamento che divenne un Ampio Trilocale Comodo a Tutti i Servizi (n effetti sono stati 10 anni molto comodi, considerando che “tutti i servizi” va inteso come “casa dei miei genitori”) Ristrutturato con Materiali di Pregio. 

Casa venduta, torniamo sul portale.

- Ciao Portale!
- Bentornata, Utente Registrata (ciao Il Tuo Nome in alto a destra)
- Sono pronta ad inserire i miei nuovi parametri di ricerca.
- Bene, prezzo max?
- 69.000
- Azz... prima cintura?
- Pensavamo a Nole, Ciriè...
- No, intendevo di Orione. Ah. Ah. Ah. Mi sto crashando addosso dal ridere.
- Suca.

Ne abbiamo viste tante ma ecco le migliori, selezionate per voi*:

1) "Ampio immobile di pregio sulla collina di Lanzo." 
Stradina d'accesso, non accessibile alle macchine, con pendenze del 15% alternate a dossi. 
Ma va bene, tranne che da novembre ad aprile quando potrebbe esserci un po' di ghiaccio.
Ci sono dei lavori da fare” esordisce l’agente immobiliare, sollevando da terra una porta di legno marcio e appoggiandola con cura alla parete laterale. 
Ma non sono mica scema (credo), solo che se la prendo da sistemare non posso pagarla come quasi finita.
Il prezzo è trattabile?
Non troppo, i metri ci sono.
Ma è in vendita da tanto?
Solo 10 anni.
Ah, ok. (ed è un peccato, per questa e molte altre, con un sacco di potenziale, sempre poco o non trattabili perchè è l'eredità della zia, per motivi sentimentali, perchè il portale gli ha fatto sapere che siamo dei mozzoni, va a sapere)

2) "La più bella di tutte", a Monastero di Lanzo. Peccato la posizione, a 6 km di curve non dalla vita ma dal primo segnale 3g, poi altri 18 km di curve e si arriva a scuola già belli vomitati, ancora 37 km ed eccomi al lavoro, appena in tempo per addormentarmi sulla scrivania. Però era proprio bella bella.

3) "Roba da intenditori", vicino a Ciriè. 
"Facciamo il giro da dietro, la vicina è un'appassionata di cani, ne ha tanti e abbaiano sempre se passiamo davanti". Particolare la camera da letto padronale, la cui finestra affaccia direttamente dentro il garage. 
"Sul garage? Tipo bovindo?"
No, proprio dentro, ma basta tenerla chiusa”.

4) "Quella verde piccola e carina". Una bella struttura a torrette. Ma se facciamo pavimento e impianti, il trave del tetto passerà esattamente ad altezza naso”.  "Guardi che grosso, segatene via un pezzo”. Il trave del tetto. 

5) "Bifamiliare frazionabile". 70 metri di appartamento con un bel terrazzo, una mansarda da sistemare, ma perchè questo prezzo? La cantina.
DuecentoCinquantaMetri di cantina interrata inclusa tomba del primo cavaliere con istruzioni per raggiungere il canyon della Luna Crescente partendo dalla città di Alessandretta. Non ce la siamo sentita, la coppa del falegname non deve attraversare il sacro sigillo.

6) "Oh, guarda, ancora quella". Era in vendita nel 2002 quando ci siamo trasferiti a Lanzo. Era in vendita nel 2007 quando siamo tornati a Torino. E' ancora in vendita adesso. Non la vuole nessuna e davvero non capisco perchè, è cosi bella e tranquilla, lì sotto l'ombra costante proiettata dal ponte della stradale, confortata dalla vaporosa umidità che proviene dalla Stura a 200 metri. In realtà non l'abbiamo neanche vista, ma mi conforta un po' sapere che sul portale, tra tutte le case che vanno e vengono lei rimarrà lì per sempre, a raccontare ai passanti la sua umida storia.


- Ciao Portale!
- Oh, qual buon vento... hai presente quella casa rosa che hai messo nei preferiti? Solo stanotte ha ricevuto 22 visite.
- Lo so, stavo prendendo le misure per il tappeto fucsia.
- (...elabora...) Ah. Complimenti, una scelta da veri intenditori del falso in bilancio. Per curiosità, a quanto?
- 55.000
- ...
- ...
- Mozzoni.
- Segnala come spam.

A presto, con "Il trasloco"**. 



Molte sono ancora in vendita, se interessati vi segnalo in privato il link.

**Il trasloco? I traslochi. Con l'emozionante incognita: dove lo mettiamo il piano?

lunedì 8 gennaio 2018

Quando i miei figli leggeranno questo, sarà troppo tardi.

“C’era una volta una foglia secca che si avvitava pigramente su se stessa mentre precipitava a terra. 
Il panorama cambiava in maniera lenta costante e gradevole di fronte e dietro ai suoi occhi. Non avendo una percezione del proprio corpo particolarmente estesa poteva permettersi di immaginarsi capovolta quando il cielo azzurro l’annoiava troppo. L’euforia di una rapida carezza del sole la colse e morì.”

Da una prima verifica generale, risultano chiari due aspetti, contrastanti ma inscindibili: bisogna dedicarsi a ciò che piace fare per trovare un po’ di serenità, ma bisogna anche cercarsi un lavoro per sopravvivere in quanto spesso il prodotto della serenità non è poesia, ma cacca. Oppure torte, dipende un po’ da come sono presa. (anche quelle, ahimè, spesso inconcludenti)

E se la soluzione fosse dedicarsi a qualcosa di veramente grande? Tipo ristrutturare una casa?
Scegliere una caldaia prende tempo ed energie creative, ma soprattutto distrae dai propri sogni, infranti dalla realtà… 
Sì, potrebbe fare al caso mio. 

E questa, questa sarà la prefazione di un grande romanzo di vita. Era una notte buia e tempestosa, le foglie cadevano e morivano a pacchi ai piedi delle Valli di Lanzo.

Le foglie di Balangero. Un romanzo a metà tra la grande narrativa dell’epopea famigliare americana ma ambientata in Piemonte che si mangia sicuramente meglio e capisco cosa dicono, e il copione abortito di una puntata di Paint your Life. 

Ma con una spruzzata di sano romanticismo e fatalità, considerando che i protagonisti di questo imbarazzante caso letterario si sposarono quindici anni prima, esattamente a 380 metri in linea d'aria da dove presto avrebbero abbattuto muri, divelto piastrelle, piantato cavoli carote cachi e fatto seccare mazzi e mazzi di lavanda. 

Libro primo.

Capitolo primo. 

“Una tragedia annunciata.”

“Non ho ancora fatto il compromesso ma ho già scelto le piastrelle, due anni fa. Adesso bisogna trovare la casa che si adatti alla combinazione di colori che avevo in mente. Forse è un po’ presto per pensare alle tende. Falsificare il bilancio familiare da sottoporre a mio marito per convincerlo a cambiare casa potrebbe comportare delle conseguenze impreviste.”

Così pensava forte una 35enne disperata, un paio di anni fa, mentre sfogliava le pagine dei portali immobiliari, abbassando sempre più la soglia nel filtro “prezzo non superiore a”, e venendo immancabilmente reindirizzata ad un sito bulgaro specializzato in rivendita di caravan circensi usati.

(Spesso quello che scrivo sembra non seguire un filo logico o stilistico, ma c’è un’ottima ragione, che va oltre la mia incapacità, mi interrompo spesso per guardare i nuovi personaggi funkopop in arrivo e a catalogarli in liste che non comprerò perchè ho già ordinato le tende.)


Dopo le prime coraggiose esplorazioni in quel di Lanzo, prese coraggio, falsificò il bilancio e trascinò il marito in quella che si sarebbe rivelata una spirale (ah, contrappunto) di evoluzioni acrobatiche per far quadrare il tutto, considerando sempre l'accostamento di colori scelto all'inizio. 

Fecero quindi valutare l'appartamento in cui vivevano, stretti ma sereni, “così, giusto per farci un’idea, non abbiamo fretta e vogliamo capire bene cosa fare delle nostre vite, sono decisioni che vanno ponderate, ok, venduta, compriamo quella là, sicuri? sì, sì, ci piace quella, poi vediamo come fare per i dettagli, scuole dei bambini, la macchina... possiamo dipingere di blu il garage? ottimo.”.

Coming soon: quali improbabili magioni videro i protagonisti, a cui verrà presto dato anche un nome, prima di scegliere "quella casa là, quella rosa un po' scrostata"? (ODDIO, è Gerald Durrel che rispunta nel mio subconscio, e mi guarda male, tanta nostalgia)

martedì 26 settembre 2017

“Racconto come ho passato le mie vacanze”

Tema 

“Racconto come ho passato le mie vacanze”

Svolgimento I

Quest’anno i miei genitori hanno deciso di andare in vacanza in Abruzzo. 
“Tre settimane di mare, che bello!” ho pensato “devo decidere quali cassette portare per il viaggio. Meno male che non andiamo fino in Calabria, sedici ore seduta sulla Ritmo sono una tortura”. 
La mamma ha messo in valigia dodici stecche di sigarette e papà ha verificato lo stato di conservazione di pinne, maschere e boccagli (avvolti in teli e cosparsi di borotalco al ritorno dalla vacanza precedente). Speriamo che il canotto rosa regga un'altra stagione di caccia alle telline.
Stavo già correndo in cameretta, quando mi sono accorta che la mia cameretta è stata trasformata in una stireria, non possiedo più un walkman da svariati lustri e soprattutto mio padre ha già cambiato almeno tre macchine dalla Ritmo. Una di queste auto l’avevo perfino ricevuta in dono di seconda mano per il matrimonio. E sono finite le telline.

Ma porca miseria ladra.

Svolgimento II

Quest’anno abbiamo visitato la ventosa e ridente ma soprattutto economica zona dell'Occitania denominata Hérault, con puntate ricreative in Camargue e probabile velox in Provenza.

Abbiamo visitato alcune città. Tra queste Arles, dove nel 1888 Van Gogh ha dipinto il celebre “Camera di Vincent ad Arles” e dove, 129 anni più tardi, Ilaria Van Grillo ha prodotto il celebre “Espettorato biancastro da mal d’auto nel parcheggio ad Arles”. Una happening ispirato al primo situazionismo americano anni sessanta, dove il carattere deperibile della materia prima scelta dall’artista vuole sottolineare una visione più fisica e vera del corpo, in contrapposizione all’inconsistenza del pensiero non legato alla materia. 

Vias, vicina al campeggio, piccola città con centro storico medievale (un caso molto strano in Europa) ("visitiamo la chiesetta? permesso? salve, non badate a noi, continuate pure ad affogare l’infante, complimenti per le decorazioni, è quasi più brutta della chiesa di Saint Ayoule de Provins").

Aigues Mortes & Saintes Maries de la Mer le abbiamo viste in un giorno solo, Aigues Mortes ancora ancora, ma arrivati stremati alle TreSanteMarie ci siamo spiaggiati a mo’ di mamma in pre-ciclo e abbiamo guardato i fenicotteri col cannocchiale.

Poi Beziers, dove i cattolici ci tenevano a vincere il gran campionato medievale dei massacri religiosi e per raggiungere la vetta dei cadaveri hanno ammazzato anche un bel po’ dei loro. 
Fatto curioso: la chiesa di San Giacomo accoglie le spoglie mortali di Topolino, il quale stanco della vita sregolata e dei vizi di cui era ormai schiavo a Hollywood, passò gli ultimi anni della vecchiaia nel più totale anonimato, nella Francia del Sud. 

Fatto inspiegabile: le boulangerie chiudono alle 12.45, non è prevista la vendita di generi di prima necessità quali polonaise o eclaires oltre quell’orario. Turisti ignari vengono spesso avvistati sulla piazza principale, stancamente trascinando i loro pochi averi e molti figli… “un macaron, la prego signora, almeno un macaron”. L’insensibilità locale è inenarrabile.


Per ultima, sulla via del ritorno, Nîmes. Bella, niente da dire, passeggiata veloce e picnic in autostrada. Al bagno dell'area di sosta mi hanno chiesto la valutazione controllo qualità, non mi hanno però proposto di acquistare carta igienica extra. Immagino che in Francia le nuove vie del marketing trasversale non siano ancor all'avanguardia come qui da noi (infatti si poteva trascorrere nel bagno quanti secondi si desiderava o abbisognava).

Quando non eravamo impegnati in escursioni storiche o happening artistici nei parcheggi (e non mi dilungherò qui su quanto successo nel parcheggio di Nîmes, conserverò il piacevole ricordo per allietare la prossima cena con Concetta e Michele, che sapranno apprezzare tutta la finesse della situazione), ci rilassavamo tra spiaggia e piscina.

Anzi, piscine, perché il nostro economico campeggio era fornito di due splendide piscine, una con vasche ad isola a diverse altezze, sperate da ponticelli e gradini per tuffarsi, con acqua a temperatura medio-gelida, e un’altra rettangolare per nuotare, a temperatura gelida. 
C’era anche un bello scivolo a tortiglione con acqua a temperatura “The day after tomorrow” e bagnino a forma di Jake Gyllenhaal. Per i bambini piccoli, piscinetta bassa con acqua a temperatura perfetta per reinscenare L’era Glaciale due, il disgelo ma non troppo.
Per fortuna c’era anche il mare, dove non ha mai nevicato. 

Tra un momento di relax e l’altro, cazzeggiavamo. Fra ha praticamente finito di leggere La Torre Nera (Spoiler: il film fa cagare). Io ho letto il manuale di Pathfinder e mi sono rannicchiata in un angolo a piangere sommessamente. Sara e Davide hanno letto un romanzo per bambini di Jo Nesbo e Tom Sawyer e Ilaria ha navigato, si spera per l’ultimo anno, nel sereno e calmo mare dell’analfabetismo.


Il clou delle vacanze, l’apogeo del divertimento, il pilastro fondamentale della nostro matrimonio è la pinacola. Esaminando i dati estrapolati dall’andamento del torneo, vediamo subito la conclusione, vittoria schiacciante della scrittrice compilatrice del blog, per 29555 a 23875. 
Una differenza di 5680 punti. 
Le partite giocate sono state 44 (25 vinte dalla campionessa in carica da ormai 14 anni e una pari, 18 vinte dal secondo classificato). Avrei raccolto dati anche più precisi in riferimento ad ogni singola partita, da utilizzare per compilare una serie di grafici su excel per aiutare mio marito a gestire meglio il suo campionato del prossimo anno (o, almeno, la fanta-pinacola invernale) ma si è dato per morto, dopo aver tentato inutilmente di farsi trasferire in Toscana per lavoro. 

Vabbè, ho insegnato a giocare anche alla mia primogenita (adesso mi odiano entrambi 🙂).

Giusto per chiudere, ecco il link di una canzone dei kasabian che parla di una famiglia che per risparmiare affitta un bungalow in campeggio e la madre passa due settimane a cucinare e lavare piatti per permettersi 5 giorni a Londra ad Ottobre (città che le ricorda i suoi diciassette anni, quando passava due mesi a lavare i piatti a Londra per potersi permettere di stare due mesi, appunto, a Londra, praticamente un genio).





giovedì 21 settembre 2017

Riapertura del cantiere

A quando risale l’ultimo post sul mio diario segreto on line?
Minchia, a sei mesi fa, risale a marzo. Tutto questo tempo a rimuginare sui perchè della vita e l'unica cosa che ho prodotto, in sei mesi, è stata una lista della spesa. 

Vero che sulla lista c'era scritto qualcosa tipo: 
"una casa nuova - perchè no?"
"e se cambiassimo la macchina prima che si fonda la Fiesta - ops si è fusa la Fiesta - cambiare urgentemente la macchina"
"apparecchio per i denti di Sara - ma perchè cristonafaus?"
"mare-piscina-fenicotteri-cattedrali-boulangerie-budget 1800€?"
"dove reperire un centro di addestramento al pattinaggio artistico su rotelle?".  

Tante attività da organizzare e gestire.

Fatte un po' di cose, finite le ferie, riaperti i sacri templi dell'istruzione pubblica, avrei voluto rimettermi subito a scrivere per rasserenarmi, ma la lavatrice ha preteso la mia attenzione. Però di questo non posso lamentarmi troppo perché, mentre stiravo 25 chili di panni, sono riuscita a vedere due stagioni di Preacher. 

Tutto pulito, tutto a posto, ho anche cancellato un paio di pagine Facebook che mi appesantivano il cervello, pronti per ricominciare.

Stavo per mettermi seduta tranquilla a scrivere le note a commento delle foto da stampare per l'album delle vacanze di famiglia 2017, quando due bambini su tre* mi si sono presentati con ben 16 (sedici) libri scolastici da foderare.

“Ooouh!” ho detto, che è un verso che gli propongo spesso in quanto ormai ho difficoltà ad articolare con precisione il flusso di coscienza che mi attraversa il cervello (con tanto di sfocata immagine di James Joyce che sbuffa ed alza gli occhi al cielo).
"I libri da foderare etichettare e riconsegnare...". 
“Ouh?” ho poi ripetuto in forma interrogativa, perchè mi ero già persa, “ma per quando?”. 
“Domani?” ha risposto la mia non molto convinta prole. 
“Vabbè, foderare i libri è un momento catartico. Chiudo gli occhi e rivedo mia madre, intenta a foderare i miei, dopo averne cancellato i segni dei precedenti proprietari, vedete ragazzi…” ma i ragazzi sono già spiattellati sul divano “non ora, signor giudice, sto giocando ai videogames”. 

Armata di un’inspiegabile buona lena, mi sono messa all’opera e dopo neanche due ore ecco risplendere, in tutta la sua magnificenza, una pila di libri foderati ed etichettati, pronti alla consegna.

Allegerita la mia coscienza, eccoci, finalmente. Avrei questi due possibili argomenti:

1) “Racconto come ho trascorso le mie vacanze”;

2)“Espongo le mie lunghe riflessioni sul concetto di remissione e perdono senza spoilerare il ruolo di Hitler in Preacher 2”.

Due opzioni estenuanti, per stasera mi do malata, se ne riparla domani (sempre che non arrivino i libri della pattinatrice artistica a rotelle).

Buona notte Ciccio.



*due bambini su tre di quelli con cui condivido l'appartamento, non si fa riferimento a nessuna media o statistica nazionale.

giovedì 11 maggio 2017

La calata dei Barbari a Stresa

19/03/2017

Per rendere la discesa dei Barbari corretta dal punto di vista semantico, decidemmo come prima cosa di recarci nei paraggi di Stresa e salire il più in alto possibile. 
La scelta cadde sul Mottarone, montagnola di 1492 metri a destra del Lago Maggiore, costruita 25 anni fa per il cinquecentesimo anniversario della scoperta dell’America.

Una volta raggiunta tortuosamente la punta, guardando verso il basso non si vedeva ombra di lago (fin lì poco male, triste può diventare la sorte dei pianeti i cui laghi decidono improvvisamente di proiettare ombre). 
Ci siamo goduti la vetta, c’era il sole, erano spuntati i crocus e nessuno doveva fare la pipì. Inoltre era disponibile un’attrazione turistica per la discesa in bob su binario, che prometteva emozioni adrenalina brivido e lieve accelerazione del transito intestinale.

Dopo una spericolata discesa in bob ai 30 km/h di 57 secondi al costo di 24 euro per 5 persone che corrisponde a 0,084 euro al secondo/persona (specifica unità di misura introdotta dall’Unione Europea) abbiamo pranzato e passeggiato, canticchiando il famoso coro alpino

non correre in discesa 
che poi cadi e piangi 

ecco sei caduta 
piantala di piangere 

oooo ti doooo il reeeestooo
oo ooo oooo 

Eravamo pronti e carichi per la nostra calata su Stresa.

Metto il navigatore? 
Ma va, è la stessa strada dell’andata…
Oh guarda, un casellante svizzero, si vestono davvero come in quella pubblicità!
Metti il navigatore.

E così, ritornammo tortuosamente alla base.

Parcheggiare vicino al lungo-lago di Stresa è un’impresa che fallimmo gloriosamente, ci concessero l’onore delle armi vicino alla stazione ferroviaria. 

Il sole rendeva la giornata veramente piacevole ma l’acqua era fredda, quindi non era il caso di bagnare i piedini vabbè ok bagnali ma almeno togli scarpe e calze però non saltare ok salta ma piano vabbè i pantaloni si asciugano tanto l’aria è calda, attenti a non tirarvi i sassi in testa, solo in acqua, grazie, ok almeno non tirateveli volontariamente solo per sbaglio, madonna santa andiamo a prendere qualcosa al bar che devo andare in bagno?

La cocacola c’è solo in vetro, 5 euro.
5 euro una bottiglietta da 33? Ma lo sa a quanto corrisponde in termini di secondo/persona? Un caffè in due, grazie.

Parco giochi, passeggiata, tutto nella norma.
Sulle rive del laghetto abbiamo distribuito ad anatre e cigni i resti del pranzo.
Ulteriore passeggiata in centro, visita alla chiesa locale, bruttina e imbiancata male, gelato e ritorno.

Sulla strada verso il parcheggio, Davide saltellava entusiasta guarda! una ferrari… guarda! un’altra ferrari… oh cielo, pa’… Una ferrari? Sì!!!
Tante Ferrari, ma di Ford Fiesta non sorvegliate a cui sfilare la mascherina anteriore neanche l’ombra. Siamo dei pessimi saccheggiatori.


Di cosa sia successo appena ripartiti non ne ho la più pallida idea, visto che ho dormito fino a casa, ma credo sia andato tutto bene anche senza il prezioso ausilio del navigatore. 
Solo non capisco come mai sul parabrezza dell’auto ci sia il bollino delle autostrade austriache valido per il 2017.

Un'immagine carina tanto per: