lunedì 19 settembre 2016

Viaggio in Portogallo - Parte II

“Da queste parti tutto è grande. Grande è la città, e bellissima, grandi sono i pilastri che sostengono il ponte, grandi i cavi che lo tengono sospeso.”
J. Saramago - Viagem au Portogal

“Sento che il ponte è da quella parte.”
Marito

“Ma che cazzo.”
Io

Arrivati finalmente alla Costa de Caparica, abbiamo sistemato in fretta la roba in casa e siamo andati in spiaggia. 
La spiaggia di riferimento del campeggio si poteva raggiungere in 2 minuti, passando dalla porta secondaria del campeggio, a due passi dal nostro bungalow, aperta però solo ad orari ben precisi. Orari ben precisi che, fino alla fine della vacanza, 4 membri della famiglia su 5 non hanno imbroccato praticamente mai, ritrovandosi costretti ad un percorso di rientro allungato strascinato mugugnato e sciabattato di circa 1,5 km.
Io no, io trovavo sempre la porta aperta, perchè sono la più furba, infatti andavo e venivo ad orari diversi perchè mi ero autoincaricata di spesa e cucina (sono un genio).

Le altre spiagge visitate si trovavano tutte più o meno nei dintorni (no, ma dai). La più apprezzata credo sia stata quella del Lagoa de Albufeira, dove l’oceano rigurgita a tratti dentro un lago, formando dune circondate da specchi d’acqua bassa e calma. Abbiamo visitato Sesimbra un paio di volte e un pomeriggio un po’ ventoso lo abbiamo trascorso alla Praya de Adraga, dove mio marito ha conosciuto un pescatore portoghese (figurante pagato dal comune di Sintra per creare un po’ di atmosfera e intrattenere i turisti con storie di pesca e folklore locale).

La prima sera di vacanza mi sono resa parzialmente inabile ai lavori procurandomi 3 abrasioni tra le dita delle mani mentre lavavo i panni. Non vorrei dilungarmi oltre su questo incidente dovuto alla mia imperizia domestica. 
Passato il male alle mani, ho iniziato ad avvertire un vago fastidio ai reni, che ho prontamente ignorato. Ovviamente dopo due giorni di sospetti calcoli renali ho avuto un anticipo della scadenza ovarica di 10 giorni, ma vaffa’.
Gli acciacchi fisici non mi hanno per fortuna impedito di praticare il mio sport preferito, mettere a rischio il matrimonio giocando a pinacola (ho un marito paziente).

Non poteva mancare la visita a Lisbona. 
La giornata era partita sotto i migliori auspici (io che alle 9 entro nell’ufficio postale di Caparica e imploro in ingloportoitaliano di poter pagare l’autostrada percorsa nei giorni precedenti perchè ho una famiglia da mantenere, non posso farmi arrestare al confine, ma niente, non riesco a pagare) ed è poi proseguita in maniera abbastanza decente. Colazione (seconda) con bomboloni boli e crostate varie di mandorle ed affini, luuunga passeggiata nei quartieri più pittoreschi, visita al forte di San Jorge, giretto sul tram 28 dove Ilaria si è fatta una dormita molto culturale. Insomma, abbiamo fatto i turisti standard. 
Poi, poco prima di cena, siamo tornati alla macchina, parcheggiata in un quartiere periferico. 

- Siamo arrivati da lì.
- Sì, siamo passati da qui all’andata…
- Mi sembra che il ponte sia da quella parte.
- Ti sembra?
- Lo sento!

…15 minuti dopo…

- Attivo Maps?
- Sì, ma vedi che là c’è il ponte?
- Ma non sembra lo stesso ponte dell’andata.
- Il sole tramonta a ovest, tu sei seduta a destra e il campeggio è a sud di Lisbona, giusto?
- Tre affermazioni di per sé correte, ma collegandosi tra di loro distorcono la realtà oggettiva in un arco spazio temporale di 53 km.
- Eh?
- Screenshotto lo schermo e te lo spiego poi a casa con calma, magari sul blog.


                                         

Il giro è stato comunque molto panoramico, così come il viaggio di rientro finale, Lisbona Torino in 22 entusiasmanti ore di macchina. 

E per concludere, visto che una foto a volte esprime più di mille parole, soprattutto se le parole le scelgo io e le cospargo di punteggiatura a piacere, ecco un breve riassunto fotografico delle bellezze gastronomiche...







e architettoniche portoghesi:















mercoledì 14 settembre 2016

Viaggio in Portogallo - Parte I

"Non avendo a disposizione altri libri da foderare, il viaggiatore può intraprendere il suo viaggio nel ricordo.”
J. Saramago - Viagem a Portogal


Mancava poco alla partenza per la prima parte di un viaggio che ci avrebbe portato a 2000 km di distanza. Mio marito stava ritagliando con delle forbici una vecchia cassetta della frutta di plastica (la cassetta era di plastica, la frutta non so, io la cassetta l’ho avuta già di seconda mano, conteneva la salsa fatta in casa da mia suocera l’anno prima) per ricavarne una mascherina per il motore della nostra auto (potrete vedere mio marito presentare la sua opera d’arte nella prima puntata della nuova stagione di PaintYourLife e un sunto dei miei commenti sulle sue capacità di meccanico nell’ultima puntata di KillYourWife).



Finito di legare la mascherina col fil di ferro, caricate le 2 valigie, i 4 borsoni, le 2 sacche, il barbecue, una cassa d’acqua e 3 figli, partiamo che sono le 5 di pomeriggio.

Dopo un paio d’ore di guida...

- La macchina è a posto?
- Perfetta.
- Cos’è quella roba che pende dal tettuccio?
- Sistemo subito.
- Ti sei portato un po’ di attrezzatura per le riparazioni di emergenza?
- Intendi lo scotch? Certo, un rotolino di quelli che usano i bimbi alle elementari sarà più che sufficiente.
- Sì, ma cos’era quella roba?
- Abbalababaguarnizioneblablabla. (almeno, questo è quanto ho sentito io)

Comunque, ai fini della tenuta del mezzo non era fondamentale che quella cosa penzolasse o meno dal tetto della macchina, se ne stava lì, come un presagio inascoltato, la guarnizione-cassandra, quindi siamo ripartiti.

Dopo un’altro paio d’ore di guida…

- Fermi tutti, sento un rumore strano.
- Del tipo?
- Ops.

Marito si ferma poco dopo il casello, apre il cofano, sbianca. Anzi, prima “sverda”, poi “sgialla” un po’, poi cerca di comunicarmi che abbiamo finito l’olio per una questione di tappo avvitato male. 
Lo stesso concetto cerca di farlo passare all’operatore del call center dell’aci che sta chiamando nel frattempo, ma l’operatore di call center dell’aci (per una questione legata al karma credo) lo invita a chiamare un altro numero (sbagliato) e a scrivere i dati del meccanico per un eventuale rimborso. 

- Ma come lo chiamiamo il carroattrezzi? Ce lo mandate voi?
- No, chiamate la gendarmerie e gli dite dove siete.
- E dove siamo? (chiede mio marito)
- Boh (dice l'operatore)
- Boh (dico io)
- Boh (dice lo sconosciuto in ciabatte che nel frattempo si era avvicinato e aveva proposto a mio marito di portarlo al più vicino autogrill, a 30 km nella direzione opposta)

Al che, marito scappa in direzione casello. 

Io aspetto in auto, rimuginando ad alta voce e in termini molto informali sulla scarsa ragionevolezza nel non volersi mai affidare ai professionisti del mestiere (anche se l’ultima volta che ci siamo affidati ad un professionista del settore, questi non ci ha avvitato le cose che tengono i freni al loro posto).

Grazie alla totale casualità degli eventi che si sono prodotti dal big bang ad oggi, mentre aspettavamo che arrivasse l’assistenza che eravamo riusciti a chiamare dall’interfono del casello, è passato un rimorchio per tir che ci ha regalato 20 litri d’olio. ("Vabbè, ripartiamo che si è fatto tardi” “Ma scusa, non sta arrivando l’assistenza? Se non ci trovano?” “Capiranno che siamo andati via o che avevano capito male a priori”)

Alle 11 del mattino seguente arriviamo a Salamanca, dove eravamo attesi, in qualità di relatori, all’università della Sapienza Malamministrata, per la conferenza "Rotonde, parcheggi e i mille perchè del matrimonio”, che si tiene annualmente in ogni città dove ci rechiamo in ferie. Marito è intervenuto sul tema "Sensitivi alla guida", io ho parlato di "La volgarità espressiva come esperienza catartica".

Abbiamo poi trascorso due belle giornate in questa città spagnola, passeggiando e ammirando le sue cattedrali (andiamo a fare il bagno alle fontane?), i conventi (andiamo a fare il bagno alle fontane?), gli incredibili palazzi medievali (andiamo a fare il bagno alle fontane?), il maestoso ponte romano (andiamo a fare il bagno alle fontane?) e sì, delle bellissime fontane da pavimento a schizzo intermittente, per la gioia dei bambini.



Siamo ripartiti dopo due giorni alla volta di Caparica, una decina di km a sud di Lisbona, se si prende il primo ponte, altrimenti sono circa 50 km, ma la deviazione è molto panoramica (questa faccenda la vedremo meglio in un prossimo post).

La seconda parte del viaggio prevedeva un percorso più breve, circa 500 km, che verranno narrati con magnifica eloquenza da mia figlia, tra circa una ventina d’anni, alla sua analista (o nel suo blog, dipenderà dallo stipendio)
Sbollita la rabbia e la frustrazione derivanti dalla nostra incapacità genitoriale nell’affrontare i capricci di una 5enne e gli sbotti pre-adolescenziali di una 11enne, ci siamo fermati a pranzare all’autogrill. Mentre ripartivamo abbiamo notato con la coda dell’occhio un carrattrezzi, alla cui guida un signore con basco, pipa in bocca, maglietta a strisce orizzontale e baffetti neri impomatati si sbracciava verso di noi ...messiù messiù, je suis de l'assistans stradal, je port l’oil pour la voiture.. ok, basta con gli allucinogeni.

Adesso vorrei fare un piccolo appunto. 
Piccolo appunto:
"Portogallo, so che difficilmente mi starai leggendo, ma voglio provare comunque a dirtelo: sei un gran bel posto (anche se purtroppo sei un po’ scomodo da raggiungere, lontano e laterale…) hai tante grandi spiagge che ti permettono di accedere ad un oceano incredibile, hai un piacevole e ventilato entroterra, pesci fantastici (soprattutto alla griglia, purtroppo per loro)… 
Perchè ti ostini a rendere così difficile il pagamento del pedaggio autostradale ai mozzoni sprovvisti di carta di credito? Ho acquistato la ricaricabile, inserito una O al posto dello 0 nell’sms di attivazione e bon, fine, non ho potuto pagare il casello, neanche recandomi di persona all’ufficio postale e implorando l’impiegata di farmi pagare. “No, no, non fa niente, lasci stare”. Ma come non fa niente? E se poi mi arriva a casa?? Ho pure chiamato il call center dell'assistenza autostrade portoghesi per autodenunciarmi. Non farai anche tu come quella stronza della tua vicina (sì, Spagna, sto parlando con te) che al rientro ci ha fatto trovare già il velox nella cassetta della posta? Vabbè, vedremo."
Fine.

Il campeggio era, boh, un normalissimo campeggio, avevamo la solita casa-mobile, accettabilmente pulita e più o meno attrezzata (di più quando ho scoperto che avevano messo la biancheria anche senza specificarlo e di meno quando ho cucinato la prima pasta e l’ho dovuta scolare con un colino per farina diametro 8 cm).

Magari mi dilungherò in un prossimo post sulla questione budget vacanziero, per ora dico quest'ultima cosa, poi mollo il pc a Ilaria che vuole vedere SoyLuna.

Abbiamo prenotato 14 notti in Portogallo e, senza saperlo, appena siamo entrati nel paese ci hanno attivato un promozione gratuita! Un’ora di vacanza in più, gratis, offerta dal governo portoghese grazie ad un accordo stipulato circa 4,5 miliardi di anni fa con l’O.B.U (organizzazione base universale) chiamata Fuso Orario. Che grande paese (stretto ma lungo).

sabato 20 agosto 2016

Racconti ritrovati I

Un brano inedito, ritrovato dietro la lista della spesa di un cugino di terzo grado del vicino di pianerottolo della zia di J.R.R. Tolkien.


"La Compagnia dell’anello della salamella si fermò ad ammirare il maestoso fiume Anduin Stura. 
La lunga marcia per raggiungere il fiume era cominciata alle prime luci dell’alba. Dopo una frugale colazione cappuccino e brioche, farcite sul momento con crema di pistacchi o frutti di bosco, avevano camminato per almeno 5 minuti, prima di collassare sul primo prato disponibile. 
Da lì, la compagnia era rimasta assorta in un silenzio contemplativo, gli sguardi rivolti alle montagne, i pensieri raccolti in vista della prova che li aspettava del pranzo.
Un lieve ronzio accompagnava le loro meditazioni.

Quando si destarono dalla pennica, nei pressi della radura ombreggiata dove si erano spaparanzati sui loro asciugamani elfici, era praticamente ora di pranzo. 
Per fortuna, l’idea della frittata di pasta era stata scartata in favore di un cibo più leggero ma energetico, facile da mandar giù anche durante la spossante marcia che dovevano ancora decidersi ad intraprendere: un bel panino con la salamella, un filo di maionese e pane pucciato nel sugo della suddetta salama. 

-E due foglie di insalata, per sgrassare.
-E un po' di verdure grigliate di contorno, per depurarsi.  
-E appena appena una fetta di anguria, per diluire i grassi.
-E poi magari andiamo un secondo al bar a prendere il caffè e poi si va a camminare.
-Dopo che abbiamo digerito.
-Si viaggia leggeri, andiamo a caccia di orchi.
-Burp."

Continua*

*continua se ho tempo, considerando che martedì partiamo per un lungo viaggio, le valige sono pronte a metà, mio marito è andato da Decathlon e ha comprato una serie di attrezzature sportivo-malefiche che deve imparare a maneggiare con la necessaria destrezza e, a tale scopo, ha occupato abusivamente la cucina, devo stirare e devo anche trovare un paio d'ore per potenziare i miei pokemon migliori e andare a devastare la palestra davanti casa... 

(maronn, quello ha montato la tenda e mo' declama le istruzioni del contachilometri in Alto Elfico, agggahhahrrgghsa).


mercoledì 3 agosto 2016

E domani si va al mare. :-)

ROAD A6 TRIPPING

Road A6 trippin' with my two four favorite allies
Fully loaded we got snacks merendine and supplies panini al prosciutto
It's time to leave this town
It's time to steal away
Let's go get lost
Anywhere in the U.S.A. Liguria
Let's go get lost
Let's go get lost 
I
n realtà il navigatore funziona abbastanza bene.
In Big Sur Spiaggia di Varigotti we take some time to linger on
We three five hunky dory's got our snake finger on Boh, non ho capito, comunque ricordiamoci di portare le bocce e le palette.
Now let us drink the stars CAFFÈ. E cosa si fa mentre mamma e papà bevono il caffè? Si sta Bravi&Zitti.
It's time to steal away Nuoooo, la A6 al rientro nooo...
Let's go get lost
Right here in the U.S.A A6. Ripeto, il navigatore funziona, ma in effetti c'è il concreto rischio "prendi quell'uscita che c'è Pikachu poi rientriamo alla prossima" che potrebbe trasformarsi in un "ok passiamo la notte a Upega sperando che non sia la Zugarramurdi delle Alpi Liguri".
These smiling eyes are just a mirror for Essù, dormite un po'.
These smiling eyes are just a mirror for No, basta "Marcia di Topolino" adesso mettiamo un po' la nostra musica. 
Your smiling eyes are just a mirror for Ah, e venerdì si cambia il parabrezza, non dobbiamo neanche pulire stammerdadimoschespiaccicate.

martedì 19 luglio 2016

Riassunto di un libro tremendo

Riassunto di un libro tremendo*.

"Edificante". 
TV Sette

"Un occhio disincantato e lucido sulla supposta base della nostra cultura" 
Il Corriere dei Piccoli.

"Ma siete seri?". 
Io.


Prima parte:

Lui e lei, sposati da un tot, non riescono ad avere figli. D’accordo con la moglie, lui procede con "utero in affitto" (la domestica). 
A gravidanza inoltrata, la moglie se la prende con la domestica e la fa licenziare (il figlio è tecnicamente solo del marito).
Interviene allora il segretario di un ginecologo amico della coppia, per consolare la ragazza, fuggita tra le lacrime. Il ragazzo la convince ad essere felice della gravidanza perchè, nonostante tutto, il figlio avrà un solido impiego in campo militare (il segretario del ginecologo è un semi-veggente).

Marito e moglie, dopo qualche tempo, riescono ad avere il tanto desiderato figlio grazie al loro amico dottore.

Dopo qualche anno, vediamo il marito subire un tracollo psicologico e, durante una specie di festa di famiglia, avventarsi con un coltello sul figlio e su tutti gli altri membri maschi della famiglia, praticando loro una semi-amputazione genitale.

Seconda parte:

La coppia, dopo qualche tempo, ha una famiglia decisamente numerosa.
Il ginecologo che aveva seguito le prime gravidanze è sempre in contatto con loro.
Questo dottore si rivela all’improvviso come un pazzo assetato di sangue, che minaccia di radere al suolo un'intera città, facendo strage dei suoi abitanti. 
La coppia si reca con tutto il parentado in città (o era già lì, non ricordo) e organizzano una cena con alcuni amici, mentre il marito cerca di far ragionare il medico e distrarlo dal suo piano pluri-omicida.

Durante la cena alcuni passanti chiedono di poter conoscere meglio gli amici del dottore, magari andando a bere qualcosa in un locale carino a pochi passi da lì. La conclusione è un totale delirio. Il marito esce e propone ai passanti di stuprare le sue stesse figlie**.

Il dottore nel frattempo riesce a mettere a punto il suo piano e compie una vera e propria strage. Nessuno lo accuserà mai del delitto. In futuro il dottore verrà anzi osannato e incensato per questo ed altri orribili fatti di sangue.

Terza parte:

Ecco la scena finale del capitolo (che sconvolge a tal punto il lettore che si convince infatti che sia ora di darsi a letture più serie o magari a scrivere quattro cazzate sul suo blog, e anche così, quelle quattro cazzate faranno meno danni del libro in questione):

Il genero (credo) della coppia iniziale, viene fatto ubriacare dalle sue stesse figlie e ha con loro una serie di rapporti sessuali a scopo riproduttivo.

o_O  o_O  o_O  o_O  o_O  o_O


Dopo di ciò, ho smesso di leggere (ok, in realtà mi ero accorta dopo poche pagine di averlo già letto 'sto libro). 
Magari ne trarranno un film appassionante. 
Oppure una serie di imbarazzanti monoteismi.


*non temerò alcun male spoiler, in quanto è in commercio da secoli.

** da qui il commento iniziale, ma siete seri? cioè, davvero? Bisogna "contestualizzarlo nel periodo storico". Sì sì certo, stupratemi le figlie ma non offendete l'ospite, erano proprio degli illuminati. :-)


venerdì 10 giugno 2016

Vacanze scolastiche

"Oggi sono finite le vacanze. Oppure sono iniziate, dipende da quale lato della barricata genitori/studenti ci si trova."
Un Genitore Disperato 

Tra i coinquilini con cui divido casa, tre sono studenti. Me li avevano consigliati anni fa, per ricavare un reddito in nero extra subaffittando una stanza, ma devo aver sbagliato qualcosa nella procedura e adesso marito ed io ce li ritroviamo tutti e tre a nostro carico economico e con responsabilità legale fino alla loro maggior età.

Sono un trio, all'erta e pieni di brio, ma quando si trovano tutti nella stessa abitazione per più di due ore consecutive (in stato di veglia), io spesso mi ritrovo a desiderare di poter guidare un Mach Patrol per allontanarmi rapidamente da questo nostro bel pianeta, correndo come un fulmine verso l’ignoto.

Oggi, per due su tre, iniziavano le vacanze scolastiche. Sono i due arrivati per primi in ordine cronologico, rispettivamente undici e otto anni fa.

Addentriamoci solo un’istante nei meccanismi che precedono l’iscrizione a scuola:

Quando un futuro studente si presenta alla tua porta (il più delle volte abbattendola a testate ma lasciamo perdere non approfondiamo), ha questo aspetto così tenero e coccoloso, gli occhioni grandi e sproporzionati rispetto al naso (ma concordanti con le guance imbottite di noccioline) spiccano sotto una calotta cranica con pochi capelli che ne esaltano la sfericità. Questa sfera occhiuta e cicciottella poggia su un esile collo, che nei primi mesi ha poco tono muscolare, quindi la sfera ondeggia in maniera buffa, mentre dalla bocca fuoriescono pochi suoni e parecchia bava. La visione d’insieme è molto tenera e serve a distrarti da quello che nel frattempo sta fuoriuscendo nelle zone dei bassifondi.
Tempo che questi futuri studenti imparino a contenere in maniera autonoma le fuoriuscite principali, è finalmente ora di iscriverli a scuola. A volte capita, come alla mia terza studentessa, che si renda necessaria una scuola preparatoria, detta asilo nido. Un po’ costosa ma è stata utile per evitare la precipitosa fuga in Messico di mia mamma. 

Basta addentrarci, torniamo ad oggi. 

I due arrivati per primi hanno finito l’anno scolastico (seconda e quinta elementare), mentre l'ultima si becca ancora la materna fino a giugno e la scuola estiva fino a luglio. 

In queste ultime settimane, ad ogni "è quasi finita!!" dei primi due, corrispondeva un uguale e contrario "se vi sente vostra sorella poi voi sentite me!".
Quindi oggi bisognava anzitutto affrontare questa difficile situazione, portare la più piccola alla materna mentre i più grandi restavano a ronfare nei loro letti. 

Ero pronta ad affrontare una tragedia di proporzioni epiche, avevo accordato la mia lira, ripassato l’elenco degli antenati di cui cantare le gesta e le glorie per trarne vigore morale, avevo anche ingaggiato una decina di attori che mi reggessero le lamentazioni a mo' di coro greco. E invece. 
Ilaria si è svegliata gioiosa, si è lavata e vestita senza costringermi ad invocare la giustizia di Zeus e si è incamminata saltellando, senza chiedere dei fratelli. Se avessi visto una mandria di cerbiatti, conigli e puzzole cantare sul marciapiede intorno a noi, non mi sarei neanche stupita (invece c’era la solita moquette marrone di merda di cane, e non mi sono stupita neanche di quella).

Mollata all’asilo la gioia dei miei occhi, l’amore del mio cuore, la tortura del mio timpano, ho preso i due vacanzieri e li ho portati al Museo Egizio. Per tutto il tempo sono riusciti a non litigare tra loro, hanno camminato per ore senza lamentarsi e al ritorno siamo passati, sempre a piedi, a fare la spesa, e non hanno detto be. Ho effettuato diversi controlli a sorpresa durante la mattinata ma tutte le volte ho dovuto constatare che quelli erano proprio i miei studenti, non li avevo confusi con altri o rapiti a genitori disperati. 
Al museo hanno potuto usare l’audioguida, ebbene, non le hanno usate per duellare tra loro né le hanno lanciate contro teche o statue. Hanno ascoltato con attenzione, fatto domande interessate e, di fronte alla statua del dio che si scaccola (Arpocrate, vedi post), sono rimasti sotto gli 80 decibel. 

Quando la grande ha accolto con entusiasmo la mia proposta di andare a scassarci di sushi, stavo ormai piangendo. Dopo pranzo, divano e caffè, libro e pennica, cosa poteva andare storto ormai?

Ripensandoci, dal punto di vista economico era meglio quando si dividevano un trancio di margherita in due, ma vabbè, ci pensa la terza a riportare un po’ di equilibrio. 
La terza? 
L’asilooooooo*!!!!!!  (*io che corro e vado, per la terra, volo e vado tra le stelle e divento jeeeeg, prima che la maestra chiami i carabinieri)

Grazie al suo brillante comportamento di stamane, la terza si era conquistata il diritto alla piscina pomeridiana. E così, alle 17, mi sono ritrovata ad allestire una piscina in soggiorno. Nel frattempo avevo da mettere su il polpo. 
- Allora, riempi d’acqua fino a metà, quando l'acqua bolle tiralo fuori dal frigo e intingi per tre volte le punte dei tentacoli per arricciarle, poi buttalo in acqua “mammaaaa che schifoooo levaloooo” ops confusione vabbè metto il timer, dopo quaranta minuti driiiiin, "Ilaria esci che sei cotta!!" “no no no no” “ok vabene resta ancora 5 minuti ma solo perchè l’ho deciso io” lascia il polpo a raffreddarsi nella sua stessa acqua “babba mi cola il daso” porcamerda.-

In altri campi sono una persona meno disastrosa. 

P.S.: Mentre sto scrivendo, le cose sono tornate davvero nella norma. 
Davide irrita Ilaria infilando il suo megalosauro nel bagno di servizio della casa di PeppaPig, fanno pace e, dopo aver fatto esplodere un paio di palloncini, decidono in piena autonomia di darsi una calmata altrimenti finiscono immediatamente a letto, dopo due minuti Ilaria sta di nuovo saltando per tutta casa a cavalcioni del suo balun (palla gonfiabile con apposito manico di appoggio), tutto questo saltellare e cavalcare la porta a bere un bicchiere d’acqua ogni sei minuti mentre marito ed io cantiamo uno dei nostri grandi successi “guarda che sta notte poi la rifai nel letto e no no no non è vero che ci chiami alla fine dormi sempre e stamattina abbiamo di nuovo cambiato le lenzuola” (coro greco: "meno male che col sole asciuga tutto in fretta altrimenti sai che bolletta con l'asciugatrice?”).

giovedì 12 maggio 2016

Una mattina al museo

3 foto x 3 momenti di riflessione al Museo Egizio di Torino

Una delle innumerevoli leggende sulla nascita di Torino ne attribuisce la fondazione al dio egizio Ra, che la consacrò al culto di Api, dio con la testa di un toro. È noto infatti che in egiziano antico Toro si pronunciasse “Toro". Questo dicono succedesse nel 1500 a.e.v.

Jean Françoise Champollion, il padre dell’egittologia, il decifratore della stele di Rosetta, il poliglotta e, non ultimo, l’inventore del panino ventresca salame sedano ed erborinato delle valli, prodotto in casa da uno zio di terzo grado, che puzzava tipo il roquefort ma peggio - e anche il formaggio non stava messo meglio, infatti la moglie spostò la produzione dalla casa al capanno per gli attrezzi in fondo al giardino, il giardino dei suoceri, ovviamente. Che stavo dicendo? Ah, sì. 
Champollion scrisse un giorno una frase sul modulo di assunzione come socio corrispondente presso l’Accademia di Torino, scambiandolo per il modulo reclami della GTT: “La strada per Menfi e Tebe passa per Torino”. Era il 1824 e.v. 
O, almeno, questa è la data di archiviazione del reclamo negli archivi GTT*.

Consapevole di queste due premesse, anche perchè ho parzialmente contribuito alla loro creazione, oggi ho trovato questo ulteriore anello di congiunzione tra l’Antico Egitto e Torino nel Papiro di Iuefankh.

1

Il papiro di Iuefankh è il più noto esemplare del "Libro dei Morti", esposto completamente srotolato per i suoi 18,45 metri, tra i 5 e i 6 piani di morbidezza. 
Il Libro dei Morti è un testo religioso molto antico (risale ai tempi del politeismo, molto prima che gli unici Dei dei vari monoteismi tuttora in auge illuminassero i popoli con la vera verità che possiedono solo loro, e questo mi lascia sempre un po' perplessa, perchè lasciare brancolare nel buio e nelle menzogne migliaia di anime in ogni continente per millenni? mah...). 
Questo testo contiene le istruzioni per i defunti per andare verso la luce e affrontare il giudizio di Osiride, in uso nell’antico Egitto già intorno al 1550 a.e.v., scomparso dalla circolazione dopo la nascita di Jennifer Love Hewitt. 

La seguente frase (vedi foto 1) è stata estrapolata e proposta al pubblico:
Gli escrementi, nessun danno potrà venire da essi. Non li toccherò con le mie mani. Non camminerò su di essi con i miei sandali."

Ora, se queste non sono chiaramente riconoscibili da chiunque come istruzioni per camminare sui marciapiedi di Torino in tutta sicurezza, allora non c’è più niente di vero, nulla in cui credere. È la morte di ogni valore. Ed è anche il 2016.

Adesso cambiamo argomento e parliamo di Arpocrate, un dio bambino, che un giorno si trovava al parco giochi della quarta circoscrizione con sua madre.

Quel giorno la sua mamma, la sig.ra Iside Pantalei, del condominio delle Violette, donna nota per l’attenzione posta nella cura delle ortensie e per la miopia, cosa che accidentalmente rendeva la potatura delle ortensie uno spettacolo per tutto il quartiere, esasperata dal costante mal portarsi del giovane figlio, ed ulteriormente irritata dal fatto di aver pestato con i sandali nuovi, di giunco essiccato 12 mesi, un escremento del dio Anubi, apostrofò il figlio con un semi-isterico “Arpocrateeeee, levati quel dito dal naso o giuro che ti ci faccio una statua da mettere sul buffet!!”.
Mai Arpocrate si era trovato di fronte ad un dilemma più spinoso... che faccio, sposto il prodotto che ho finalmente agganciato con l’indice, o corro dietro al piccione che si è posato sull’altalena di fronte a me? Prima il dito, poi salto... Ma se tirando fuori il dito spavento il piccione? E questo ronzio di sottofondo, da dove viene? Dalle cimici sotto l'ippocastano? Impossibile, le ho mangiate tutte dieci minuti fa. No, guarda un po', è la mamma che ronza dalla bocca... Possibile che si sia mangiata una cimice senza masticarla bene? 
Gli esiti di questo ragionamento sono esposti in foto 2.

2

Ed ecco la terza foto:

3


Ho visto sta cosa nell'ultima sala e ho provato in un attimo un forte sentimento di smarrimento e subito un repentino pentimento (riuscendo in qualcosa di impossibile, a detta di alcune boyband italiane). 
Non sono mai riuscita ad apprezzare le opere di ricamo di mia madre, ma oggi, e solo oggi, mi rendo conto di quanto in fondo esse siano delle robe splendide, aggraziate, piacevoli e tecnicamente ben fatte, se confrontate con il dono di nozze che fece questa antica mamma alla quasi-altrettanto-ma-una-ventina-di-anni-in-meno-antica figlia. 
Trattasi di un copri asse del water in stoffa, realizzato nel periodo della dominazione romana, la cui decorazione a soggetto "guerriero nudo con gli stivali che minaccia di lanciare un piatto di riso" ha purtroppo distratto l'attenzione di tutti dalla frase sotto ricamata, che non era neanche male: "Dulce et decorum sarà anche pro patria mori, ma è molto più importante abbassare la tavoletta quando hai finito.". 
Scusa mamma. Il pavone all'uncinetto e le matrioske al punto croce adesso hanno un senso.

*Breve nota curiosa sul reclamo presentato all'epoca: Il reclamo del sig. Champollion venne archiviato come non pertinente, in quanto aveva prenotato dalla pagina web selezionando Alessandria d'Egitto al posto di Alessandria in Piemonte, quindi era normale che lo avessero spedito a Menfi e a Tebe.